Il fatto (antico) e quotidiano

La tassazione in Italia è elevatissima e su un euro di guadagni lapressione fiscale complessiva è intorno al 68% (comprese tasse sul lavoro).La media europea si aggira intorno al 40%. Nel sistema Italia non investequasi nessuno, e da tempo, perché non è conveniente. Al sud le mafie e lamancanza d’infrastrutture, a parità di tassazione, impedisconoqualsivoglia sviluppo organico. Al nord chi può de localizza e chi restatende a chiudere per mancanza di competitività. La tassazione elevatissimaserve al mantenimento di almeno un milione di persone improduttive:dipendenti statali, comunali e regionali, abnorme quantità di politici avari livelli, enti inutili e sprechi sanitari. Il Pil del sud è in massimaparte il prodotto di lavoro statale o comunale, quindi fittizio. Lo sprecoimmenso, utile solo a delinquenti, dissipa la ricchezza prodotta con unnichilismo ammirevole, e ha generato il terzo debito pubblico a livellomondiale. La stessa evasione fiscale presente anche al nord, con valoriassoluti diversi, è altissima al sud; in Calabria si stima l’80%, altreregioni si collocano intorno al 50% e più. L’impossibilità di risolverein breve tempo controversie legali inibisce ulteriormente qualunque ipotesid’investimenti e sviluppo. Una nazione che permette questo significa chenon esiste nei fatti, indipendentemente da ciò che è la sua storia. Allarealtà si contrappone una classe politica che frequenta tetti, si frammentae insegue deputati per un governo ingovernabile. La soluzione per non morire non verrà dalla politica, ma dalla piccola e media industria del nord, che alla fine, entrerà in competizione con lo stato attraverso la rivoltafiscale. Sembra un discorso leghista, ma è improprio pensarlo; la realtàè questa e non ha colore politico. La posta in gioco è il futuro, perchél’alternativa è il progressivo impoverimento delle imprese, vale a direpoco lavoro, consumi, università, sanità e solidarietà.